La Pasqua, cuore della fede cristiana, è annuncio di vita nuova che nasce proprio là dove sembrava regnare la fine. È il trionfo della luce sulle tenebre, della speranza sulla paura, della pace sul conflitto. In questo tempo così segnato da tensioni e incertezze, il messaggio pasquale ci invita a riscoprire una pace autentica, che non è semplice assenza di guerra, ma pienezza di relazioni riconciliate.
Gli scritti e la testimonianza di San Francesco d’Assisi ci offrono una chiave preziosa per comprendere questa pace. Per Francesco, la pace non era un ideale astratto, ma uno stile di vita concreto, fatto di umiltà, ascolto e fraternità universale. Il suo saluto, “Il Signore ti dia pace”, non era una formula di cortesia, ma un impegno profondo a essere strumenti di riconciliazione in ogni contesto umano.
La Pasqua ci chiama proprio a questo: a diventare artigiani di pace, iniziando dai gesti quotidiani, dalle relazioni più vicine, dalle comunità in cui viviamo e operiamo. Come Francesco, siamo invitati a spogliarci di ciò che divide — orgoglio, indifferenza, paura dell’altro — per rivestirci di mitezza e compassione. Solo così possiamo testimoniare una pace che nasce dal cuore rinnovato.
Per le ACLI, da sempre impegnate nella promozione sociale e nella costruzione del bene comune, questo tempo pasquale rappresenta un’opportunità per rinnovare il proprio impegno a favore della dignità della persona, della giustizia e della solidarietà. La pace francescana diventa allora una bussola per orientare scelte e azioni, affinché ogni iniziativa sia segno concreto di speranza.
Che la Pasqua ci renda capaci di guardare il mondo con occhi nuovi, riconoscendo in ogni persona un fratello e una sorella. E che, sull’esempio di San Francesco, possiamo essere davvero portatori di quella pace che nasce dall’incontro con il Risorto e si diffonde, silenziosa ma potente, nella storia.

“Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, ch’io porti l’amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti l’unione,
dove è dubbio, ch’io porti la fede,
dove è errore, ch’io porti la verità,
dove è disperazione, ch’io porti la speranza,
dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.
O Maestro, fa’ che io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare,
di essere compreso, quanto di comprendere,
di essere amato, quanto di amare.
Poiché è dando che si riceve,
perdonando che si è perdonati,
morendo che si risuscita alla vita eterna.”
Buona Pasqua di pace e fraternità